La morte sotto tortura in Siria: gli orrori ignorati dai pacifisti

Budour Hassan
traduzione di Enrico Bartolomei
IngleseArabo

Uno degli aspetti probabilmente più crudeli della guerra del regime siriano contro la popolazione siriana è il successo che ha avuto nel normalizzare la morte e nell’assuefare il mondo ai suoi atroci massacri. Ciò che manca dal bilancio a sei cifre delle vittime sono i volti carbonizzati e le innumerevoli storie dei martiri e delle sofferenze inflitte ai cari che si lasciano alle spalle. Per dirla con un attivista siriano: « Una cosa che non potrò mai perdonare a Bashar al-Assad è l’averci negatola possibilità di soffrire per i nostri amici morti da martiri». In effetti, nel momento in cui l’omicidio di massa si trasforma in un evento spaventosamente frequente che si protrae da due anni e mezzo, il lutto per i caduti è diventato un lusso che la maggior parte dei siriani non può permettersi.

Disumanizzare i siriani

1185902_536320166434214_1540542854_nLa disumanizzazione dei siriani è stata dolorosamente illustrata nel dibattito che seguì l’attacco con armi chimiche del 21 agosto nella campagna di Damasco. Le vittime sono state trattate come semplici note a piè di pagina dalla comunità internazionale, i media mainstream e il campo contro la guerra. Per i governi occidentali che disegnano una « linea rossa » per l’uso di armi chimiche – e per gli interessi di Israele – il sangue rosso dei bambini siriani massacrati con le armi convenzionali dal regime e dalle sue milizie non è abbastanza scandaloso.Tutto il dibattito, come afferma lo scrittore siriano ed ex prigioniero politico Yassin al-Haj Saleh, è sulle armi chimiche e non sul criminale che le ha usate, sulle persone che hanno ucciso, o sul numero di persone ancora maggiore uccise con armi da fuoco.
Nei media mainstream, il popolo siriano viene privato della sua voce e della sua rappresentanza, e la rivoluzione siriana è descritta invece come una « guerra civile » tra due mali: un dittatore laico contro islamisti carnivori e barbuti.Non si è visto o sentito da nessuna parte l’ostinazione stupefacente e la solidarietà comune che ha mantenuto viva la rivoluzione nonostante tutte le avversità; la lotta coraggiosa contro l’ oppressivo « Stato islamico di Iraq e Siria » che controlla gran parte delle zone « liberate » nel nord della Siria; e le continue iniziative popolari e le proteste contro il regime così come contro gli estremisti islamici.
Nel frattempo, per la maggior parte delle coalizioni contro la guerra : « la guerra è la pace e l’ignoranza è forza ». Sventolano fatti banali e false dicotomie per sostenere che tutti i ribelli sono terroristi e che Assad in questo momento non solo sta effettivamente lottando contro imperialismo, ma anche contro il terrorismo. Che Assad abbia condotto negli ultimi 30 mesi una guerra settaria e a tutto campo contro i civili siriani poco importa. Che il suo regime abbia sistematicamente arrestato gli attivisti pacifici e laici, mentre rilasciava i terroristi appartenenti ad al-Qaeda importa meno. E che migliaia di imprigionati siriani, compresi lavoratori, bambini, manifestanti disarmati e organizzatori di comunità sono stati torturati a morte dalle forze del regime fin dall’inizio della rivolta non importa niente.

Ucciso sotto tortura

Ne consegue pertanto che questi attivisti« contro la guerra » ignoreranno una delle ultime vittime della tortura del regime: Khaled Bakrawi, un organizzatore di comunità siropalestinese di 27 anni, membro fondatore della Jafra Foundation for Relief and Youth Development. Khaled è stato arrestato dalle forze di sicurezza del regime nel gennaio 2013 per il ruolo di primo piano che avuto nell’organizzazione e nella realizzazione di attività umanitarie e di aiuto nel campo profughi di Yarmouk .L’ 11 settembre, il comitato di coordinamento di Yarmouk e la Jafra Foundation hanno comunicato che Khaled era stato ucciso sotto tortura in uno dei diversi rami ignobili dell’intelligence a Damasco.

Khaled è nato e cresciuto nel campo profughi di Yarmouk, nella periferia a sud di Damasco . La sua famiglia è stata sradicata dal villaggio palestinese di Loubieh durante la pulizia etnica portata avanti dalle forze di occupazione israeliane nel corso della Nakba del 1948 (la catastrofe palestinese) .
Il 5 giugno 2011, Khaled ha partecipato alla « marcia del ritorno » verso alture delGolan occupate, assistendo in prima persona al modo in cui il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina-Comando Generale di Ahmad Jibril [da nonconfondere con il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina di Ahmad Sa’adat!,ndt], una milizia palestinese appoggiata dal regime, ha sfruttato il patriottismo e l’entusiasmo della gioventù di Yarmouk istigandola a marciare verso la Palestina occupata nel tentativo di rafforzare la popolarità di Assad e di distogliere l’attenzione dalla repressione continua della rivoluzione al tempo prevalentemente pacifica . Prevedendo una reazione brutale dell’esercito di occupazione israeliano, Khaled ha cercato di dissuadere i giovani disarmati dall’entrare nella zona del cessate il fuoco occupata da Israele, ma senza alcun risultato.Non gli è rimasto che stare a guardare le truppe del regime siriano sorseggiare del tè e osservare con noncuranza i soldati di occupazione israeliani che scaricavano sui manifestanti palestinesi e siriani una pioggia di proiettili. In quella protesta si contarono decine di morti e di feriti. Khaled fu colpito nella coscia da due proiettili.

L’ingiuria di essere trattati come oggetti

Uno degli amici di Khaled, che lo ha visitato in ospedale dopo il suo ferimento,racconta di averlo visto scoppiare in lacrime quando ha ricevuto dei fiori con un foglio che diceva: « Ci hai fatto inorgoglire, tu sei un eroe ». Per Khaled,il sentimento che considera l’infortunio di una persona come fonte di orgoglio nazionale rappresentava un’ulteriore testimonianza della trasformazione offensiva dei siriani in oggetti. E ‘ proprio questo che illustra il motivo principale dello scoppio della sollevazione: vale a dire riconquistare la dignità individuale e collettiva che, per oltre quattro decenni, è stata calpestata da un regime che considerai siriani solamente come strumenti e come oggetti a buon mercato.

Ucciso dal proiettile sbagliato

Molti di coloro che considerarono Khaled Bakrawi come un eroe dopo il suo ferimento permano dell’occupazione israeliana non hanno pronunciato nemmeno una parola di cordoglio dopo la sua morte sotto tortura nelle carceri del regime. Né l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, né alcun altra fazione politica palestinese ha condannato l’uccisione di uno degli attivisti più in vista, simpatici, e laboriosi di Yarmouk. Né hanno protestato contro l’uccisione sotto tortura di altri tre prigionieri palestinesi negli ultimi cinque giorni.Sembra che per loro un palestinese è degno del titolo di « martire » solo se viene ucciso dall’occupazione sionista . Avere la sfortuna di essere ucciso dal regime di Assad « anti- imperialista » e «pro-resistenza » rende accettabile l’ uccisione, e l’ucciso non meritevole di commiserazione.
Neanche il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) è riuscito a rendere omaggio al profugo e martire palestinese Anas Amara, un ragazzo di 23 anni,studente di legge, residente a Yarmouk, e attivista del FPLP fin dall’età di nove anni. Anas, un comunista rivoluzionario che ha preso le distanze dalla sinistra borghese riformista e ha partecipato alla rivoluzione siriana fin dal suo inizio, è stato ucciso dal regime in un agguato vicino al campo assediato di Yarmouk nel mese di aprile di quest’anno . E ‘ stato ucciso , per così dire, dal « proiettile sbagliato », poiché la sua uccisione non suscita l’indignazione di coloro che pretendono di difendere la causa palestinese .

Silenzio assordante

Il silenzio assordante proveniente dalla leadership palestinese, così come dallaUnited Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East (UNRWA) sulla grave condizione dei profughi palestinesi in Siria non sorprende affatto. Yarmouk, il più grande campo profughi palestinese della Siria , è rimasto sotto l’assedio soffocante dell’Esercito Arabo Siriano dal luglio 2013. I 70.000 civili intrappolati a Yarmouk sono stati privati dell’ accesso all’elettricità e al cibo. Per sopravvivere , alcuni sono arrivati a cibarsi dei cani. Nonostante i numerosi appelli dei residenti Yarmouk e degli attivisti siriani per rompere l’assedio al campo, ormai sull’orlo di una catastrofe umanitaria, la leadership palestinese e l’UNRWA non hanno risposto a una di queste suppliche .
Ugualmente ignorati sono gli appelli dei gruppi palestinesi in Siria per la liberazione dei detenuti palestinesi nelle carceri del regime siriano. Anch’essi, come le loro sorelle e fratelli siriani, stanno affrontando un pericolo imminente per la loro vita. Ma come se le punizioni collettive, gli arresti arbitrari, l’assedio severo e i costanti bombardamenti del regime non fossero abbastanza, i palestinesi e i siriani devono combattere su un altro fronte: il 12 settembre gli estremisti islamici hanno rapito Wassim Meqdad, attivista, musicista, e uno dei due soli medici che curavano i feriti nel campo di Yarmouk.

Crimini di guerra

Qualsiasi coalizione o organizzazione che sostiene di lottare per la pace e i diritti umani, ma non condanna chiaramente i crimini di guerra e i crimini control’umanità perpetrati dal regime siriano, non può considerarsi un movimento genuinamente a favore della pace . La parola « pace » , dopo tutto , è stata svuotata del suo vero significato grazie a tutti i guerrafondai che sostengono di promuovere proprio la pace. E mentre questo potrebbe essere un termine da recuperare poiché opporsi alla guerra è una posizione etica e nobile, farlo senza opporsi esplicitamente al regime siriano e all’intervento iraniano – russo , e senza schierarsi al fianco della rivoluzione del popolo siriano per la libertà e la dignità, sarebbe una posizione al tempo stesso moralmente e politicamente fallimentare.
E’cinicamente ironico che i gruppi contro la guerra tacciano sulla tortura mortale di oltre 2.000 prigionieri politici siriani mentre protestano insieme ai sostenitori del regime siriano e gli islamofobi di destra contro un potenziale attacco degli Stati Uniti in Siria. Dato che questi gruppi pacifisti( giustamente ) biasimano a gran voce i governi occidentali per la loro ipocrisia, dovrebbero fermarsi un secondo a riflettere sulla propria ipocrisia nell’aver abbandonato la rivoluzione siriana fin dal primo giorno, molto tempo prima che fosse militarizzata. Inoltre, si raccomanda vivamente che leggano «Note sul nazionalismo » di George Orwell, poiché molti di questi attivisti contro la guerra a parole si adattano alla categoria nazionalista e pacifista che Orwell ha così criticato :

« C’è una minoranza di intellettuali pacifisti il cui reale, benchè non dichiarato, motivo sembra essere l’odio della democrazia occidentale e l’ammirazione per il totalitarismo. La propaganda pacifista di solito si limita a dire che una parte è cattiva come l’altra, ma se si guarda più attentamente agli scritti dei giovani intellettuali pacifisti,si scopre che essi non esprimono in alcun modo disapprovazione imparziale, ma sono diretti quasi interamente contro la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. Inoltre, di regola, essi non condannano la violenza in quanto tale, ma solo la violenza usata in difesa dei paesi occidentali» .

Nel caso siriano , questi pacifisti cercano di nascondere la propria posizione con ovvietà sulla pace e la neutralità , e se da una parte concentrano le loro energie nell’opposizione a una potenziale guerra degli Stati Uniti in Siria, dall’altro condonano la guerra reale lanciata dal regime siriano. Anche se gli auto-proclamati« antimperialisti » pacifisti sostengono di essere contro l’intervento in principio, di fatto si oppongono solo all’intervento occidentale in Siria mentre non dicono nulla sull’intervento molto più flagrante e aggressivo dell’Iran e della Russia. Mentre è comprensibile che la priorità venga assegnata all’opposizione nei confronti degli abusi del proprio governo, questo non giustifica che si sostenga un regime genocida, si sottovaluti i suoi crimini, e si volti le spalle alla lotta eroica del popolo siriano. Perché sono le lotte contro il totalitarismo, come è ben noto ad ogni persona « di sinistra » degna di questo nome, che esistono come fronti nascenti nella lotta più generale per un’umanità globale che vive e muore calpestata sotto il loro giogo e i loro oltraggi.

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